Il mito di Emily Brontë e le passioni tristi

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«Il romanzo ha una struttura ciclica: quello che segue non è soltanto il ciclo naturale, deliberatamente ricreato da Emily, ma anche, in maniera indipendente dagli intenti dell’autrice, il ciclo della storia della modernità occidentale. È un romanzo del disagio sociale, generato da un conflitto di tipo economico, che vede al suo centro lo scontro generazionale tra i giovani e gli adulti. Anziché continuare a concentrarsi sulla tragica vicenda della passione amorosa tra Heathcliff e Catherine, infatti, critici e insegnanti non dovrebbero scordare che a essi si oppongono altri due protagonisti, Hareton e Cathy. A suggerire che il loro ruolo è tutt’altro che marginale viene in nostro soccorso l’evidenza che il romanzo non inizia con l’infanzia dei genitori, bensì con l’adolescenza dei figli, per poi fare un balzo indietro attraverso i racconti dell’anziana governante. Forse i veri protagonisti di Cime tempestose sono proprio quei figli, vittime di un destino imposto loro dagli adulti, e dagli adulti plasmato, e davanti a cui incombe un futuro oscuro e indesiderabile, privo di gioia e di speranze.»

– Un mio breve saggio critico su Crapula Club.

L’immagine è un collage a opera di Simon Warner e tratto dal numero di febbraio-giugno 2018 di Gazette, la pubblicazione ufficiale della Brontë Society di Haworth.

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L’armonia del silenzio

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«Le medicine che prendo mi vogliono su, ma io sento ancora la tristezza, in qualche anfratto di me, che chiede di uscire e non ci riesce. Le medicine che prendo mi vogliono reattiva e ben disposta nei confronti del mondo, ma io avverto ancora la mia diffidenza verso quello a cui scelgo di dare fiducia. Continuo ad avere gli stessi pensieri, ma li sento lavati, con cura e un sapone dal retrogusto floreale che i fiori non li ha visti mai perché è ricavato da aromi sintetici in laboratorio. Ho ancora le stesse sensazioni, ma le avverto svuotate di significato. So che quella stretta nello stomaco significa che mi piaci molto, ma non riesco a emozionarmi quando mi tocchi le mani.»

– Un mio racconto su Typee.

Un amore d’inverno

photo-1497074367201-25b8d28279e2«Papi spalanca le tende e la luce del giorno invade la stanza, ferendomi gli occhi. Mi aspetto che mi strappi di dosso il piumone, ma lui non lo fa. L’ultima volta in cui qualcuno mi ha svegliata in questo modo, mi stava strappando di dosso il piumone. Mi stava gridando di andarmene, e io non avevo un altro posto dove stare. Gli chiesi se potevo farmi almeno una doccia. Per qualche ragione, il primo particolare che mi rimbalza alla testa se penso a quel giorno è che avevo un assorbente sbilenco infilato tra le chiappe. Non è così che vorresti venire ricordata da qualcuno che non rivedrai mai più, giusto?»

– Un mio racconto su Typee.

Car Race: una storia bipolare

photo-1474031317822-f51f48735ddd«Fede era un hardcore kid dai berretti di lana calati sugli occhi e i lunghi discorsi che non significavano niente. Aveva un sacco di fratelli e sorelle, e nella sua casa non giravano mai soldi a sufficienza per tutti. Lui non si era mai curato di rimediarseli, aveva i suoi grandiosi progetti. Una volta suonava in un gruppo chiamato Thanx Anyway: giusto il tempo di tappezzare l’hinterland di adesivi e di uscirsene con una demo che non era neanche male, e poi il gruppo si era sciolto.»

– Un mio racconto su Typee.

La fidanzata

giovani-fumatori«Quello che più ti sta a cuore, ricordi? è la tua libertà personale. È per questo che due settimane fa ti sei accesa una sigaretta nel bagno senza aprire la finestra, solo per impregnare l’aria e rendere chiaro a tua madre che sì, tu fumi; ti sei votata a quella pratica comune tra i tuoi compagni di scuola e non avevi alcuna voglia di trascorrere i mesi o gli anni a venire a nasconderle una tale sfumatura di te stessa, con tutti i fastidi che ne sarebbero conseguiti. Tanto valeva che la stronza lo sapesse fin da subito, no? che desse un calcio al meccanismo del farsene una ragione e cominciasse a digerire quell’informazione fino al momento in cui la realtà di te fumante sarebbe entrata a far parte della quotidianità, e fine della storia.»

– Un mio racconto su MAZ.

 

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