Una settimana di racconti #28

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Mi piace fantasticare su quali saranno gli autori che troveremo domani negli scaffali delle librerie. Se posso farlo è anche grazie al lavoro che fanno le riviste letterarie e i collettivi, che continuano a dare la possibilità agli scrittori di poter condividere i loro racconti senza necessariamente dover aspettare di farne un libro, agli autori sconosciuti di muovere i primi passi e a noi lettori di scoprire in che direzione muoverà la letteratura di domani. Fortunatamente di riviste (di carta e online) e di collettivi di ce ne sono tantissimi sfortunatamente non ho il tempo di leggerli tutti (ahimè). Qui un piccolo riepilogo dei racconti che mi sono piaciuti questa settimana.

Telepatia di Roberto Gallaurese su Microtales

Peccato che ogni superpotere abbia i suoi limiti.

Scontrosità un racconto di Michele Orti Manara da “Il vizio di smettere”  (pubblicato da Racconti Edizioni) su Tuffi Rivista

Stracciamento di maroni chiama stracciamento…

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Shiva

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«Una bestia pazzesca, con una gran testa. Lo sai cosa si dice dei rottweiler?»

– Un mio racconto su CrapulaClub.

Una settimana di racconti #25

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Mi piace fantasticare su quali saranno gli autori che troveremo domani negli scaffali delle librerie. Se posso farlo è anche grazie al lavoro che fanno le riviste letterarie e i collettivi, che continuano a dare la possibilità agli scrittori di poter condividere i loro racconti senza necessariamente dover aspettare di farne un libro, agli autori sconosciuti di muovere i primi passi e a noi lettori di scoprire in che direzione muoverà la letteratura di domani. Fortunatamente di riviste (di carta e online) e di collettivi di scrittura ce ne sono tantissimi sfortunatamente non ho il tempo di leggerli tutti (ahimè). Qui un piccolo riepilogo dei racconti che mi sono piaciuti questa settimana.

ll nome sul vetro di Sara Mazzini su Crapula

A volte basta cambiare punto di vista per capire ciò che abbiamo.

Il bestiario di Ordos di Marco Simeoni su Spazinclusi

Una continua avventura tra città vuote, animali e…

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Il nome sul vetro

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Per tutto il tragitto del ritorno Greta e Nichi ascoltarono la musica in cassetta battendo il ritmo sui rivestimenti in plastica dell’auto. Greta, che osservava il panorama al di là del finestrino, si accorse che Nichi non stava imboccando la strada di casa, ma non disse nulla. Lui diresse l’auto verso i confini del parco e parcheggiò al principio di una stradina sterrata, sotto una duna di sabbia e cemento che nascondeva il tramonto.
«Perché siamo qui?», disse lei.
«Per scopare», disse lui.

– Un mio racconto su CrapulaClub.

Scenes From The Second Storey: viaggio e deriva dei God Machine

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“La macchina di Dio” si chiamava quel gruppo, e se davvero Dio avesse una band pensereste che debba suonare così: l’apocalisse in una cascata di chitarra, le prime gocce del diluvio scandite dal ritmo delle bacchette che cozzano contro il fianco dell’arca, mentre il cielo si squarcia su un rantolo di basso, un esercito di angeli al galoppo e il loro strazio sta in un unico accordo ripetuto allo spasmo; e tutto terminava con un pianoforte che si sfasciava in un vicolo, o almeno così mi sembrava, a ricondurre il mondo alle sue reali dimensioni agli occhi dell’eternità. Questo trio sconvolgente se ne uscì con un disco che a distanza di vent’anni, con tutti i mutamenti del gusto popolare convulsamente successi e le contaminazioni di genere che oggi vanno per la maggiore, ha ancora la stessa potenza evocativa di allora. Scenes from the second storey, il secondo piano, quello che ci sta sopra la testa – e niente è sfuggito a quell’ottica superiore, ogni aspetto dell’esistenza è stato deframmentato e ricomposto come attraverso un caleidoscopio scricchiolante e allucinato.

– Un mio articolo su Auralcrave.

Il mito di Emily Brontë e le passioni tristi

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Il romanzo ha una struttura ciclica: quello che segue non è soltanto il ciclo naturale, deliberatamente ricreato da Emily, ma anche, in maniera indipendente dagli intenti dell’autrice, il ciclo della storia della modernità occidentale. È un romanzo del disagio sociale, generato da un conflitto di tipo economico, che vede al suo centro lo scontro generazionale tra i giovani e gli adulti. Anziché continuare a concentrarsi sulla tragica vicenda della passione amorosa tra Heathcliff e Catherine, infatti, critici e insegnanti non dovrebbero scordare che a essi si oppongono altri due protagonisti, Hareton e Cathy. A suggerire che il loro ruolo è tutt’altro che marginale viene in nostro soccorso l’evidenza che il romanzo non inizia con l’infanzia dei genitori, bensì con l’adolescenza dei figli, per poi fare un balzo indietro attraverso i racconti dell’anziana governante. Forse i veri protagonisti di Cime tempestose sono proprio quei figli, vittime di un destino imposto loro dagli adulti, e dagli adulti plasmato, e davanti a cui incombe un futuro oscuro e indesiderabile, privo di gioia e di speranze.

– Un mio breve saggio critico su CrapulaClub.

L’immagine è un collage a opera di Simon Warner e tratto dal numero di febbraio-giugno 2018 di Gazette, la pubblicazione ufficiale della Brontë Society di Haworth.

L’armonia del silenzio

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Le medicine che prendo mi vogliono su, ma io sento ancora la tristezza, in qualche anfratto di me, che chiede di uscire e non ci riesce. Le medicine che prendo mi vogliono reattiva e ben disposta nei confronti del mondo, ma io avverto ancora la mia diffidenza verso quello a cui scelgo di dare fiducia. Continuo ad avere gli stessi pensieri, ma li sento lavati, con cura e un sapone dal retrogusto floreale che i fiori non li ha visti mai perché è ricavato da aromi sintetici in laboratorio. Ho ancora le stesse sensazioni, ma le avverto svuotate di significato. So che quella stretta nello stomaco significa che mi piaci molto, ma non riesco a emozionarmi quando mi tocchi le mani.

– Un mio racconto su Typee.

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